Si apre oggi la serie speciale di articoli intitolata "Intelligenza Artificiale, Marketing e Appiattimento Creativo", che tiene conto dell'evoluzione-involuzione degli ultimi 5-6 anni in materia creativa.
Esistono due grandi "segmenti cronologici" legati all'appiattimento creativo: il primo, già esistente nel passato, riguarda tutti quei fenomeni ai limiti del plagio dettati da esigenze di produzione (marketing, risorse finanziarie); il secondo, tipico del presente che stiamo vivendo e che verosimilmente ci accompagnerà in futuro, riguarda le nuove tecnologie, e in particolare l'intelligenza artificiale.
Oggi parleremo specificamente del primo punto, come introduzione al problema della contemporaneità:
Marketing e commerciabilità come esigenze di produzione
Il marketing, in senso lato, (pro)muove la produzione artistica. Concetto banale quanto reale ed innegabile.
Quante volte ci capita di leggere un libro (soprattutto un romanzo), di guardare un film o una serie, di ascoltare una canzone, e di percepire quel senso di "già visto - già sentito"?
Pensiamo ad un caso, assolutamente non isolato, che riguarda un fenomeno Netflix: il rapporto tra Stranger Things e Dark.
Siamo negli anni 2016-2017 (la prima puntata di Stranger Things risale al luglio 2016, la prima di Dark a dicembre 2017).
In quel particolare periodo storico, l'intelligenza artificiale non ha ancora conosciuto lo sviluppo travolgente che incontrerà a partire dalla pandemia del 2020, restando ancora un processo tecnologico relegato a pochi addetti ai lavori (e non idoneo a creare sceneggiature complesse). Inutile, dunque, imputare una qualche responsabilità a questo elemento specifico in quegli anni.
La sensazione di "già visto" che permea Dark rispetto a Stranger Things è ai limiti del plagio (in senso estetico, non legale), ma da una lettura strettamente "economico-finanziaria" la cosa non dovrebbe stupire.
Se, da un lato, gli elementi comuni sono troppi per risultare casuali, d'altro canto è comprensibile come Dark rielabori un modello narrativo già ampiamente metabolizzato dagli spettatori di Stranger Things: un successo planetario "traina" altri lavori, altre serie, influenzando pesantemente la creatività.
Questo "schema" è funzionale al marketing (ricordiamo che, quando uscì Dark, fu interesse di Netflix paragonarlo a Stranger Things nella sua campagna di lancio), permettendo sicuramente di agguantare un ampio numero di persone già appassionate al fenomeno precedente, seppur assumendosi qualche rischio.
Andando a leggere il rapporto tra queste due serie (che sono emblematiche per il loro successo e per l'essere state prodotte dalla medesima piattaforma), si possono rinvenire degli elementi che lasciano supporre una riscrittura, se non altro parziale, della sceneggiatura di Dark in ottica Stranger Things: sin dal principio, sembra che il soggetto di Dark, diverso nelle intenzioni sul piano narrativo ed estetico rispetto a Stranger Things, sia stato farcito di elementi riconoscibili al pubblico del fenomeno planetario, tanto da risultare sovrapponibile in più punti: la sparizione di un bambino, il ruolo di una centrale elettrica, la presenza di autorità governative o paragovernative torbide, il ruolo degli adolescenti nella ricerca, la presenza del personaggio di un poliziotto con sviluppo narrativo simile in entrambe le serie, la presenza di luoghi-non luoghi con punti di passaggio tra due dimensioni contrassegnati da leggi fisiche distorte, il "ruolo" degli anni Ottanta, e si potrebbe agevolmente andare avanti, ma nonostante siano trascorsi dieci anni dalla prima serie di Stranger Things e nove da Dark, preferiamo non cadere nello spoiler - magari qualcuno non le avrà ancora viste e vorrà rimediare).
Pare quasi che Dark sia stato pesantemente riscritto per garantire un continuum di pubblico in un momento in cui il pubblico desiderava esattamente un certo tipo di prodotto.
Il risultato? Non ci interessa, questo articolo non è una critica a Stranger Things o a Dark, e nemmeno una comparazione puntuale.
Si tratta di un "pretesto" per passare ad un piano molto più generale: le esigenze di natura finanziaria e di marketing dominano il rapporto creativo che si instaura tra produzione artistica e pubblico.
Scoperta dell'acqua calda? Probabilmente sì, ma questa base - che troviamo in tutte le forme di produzione artistica (avremmo potuto parlare di letteratura o di musica, ma ci siamo voluti affidare alla forma artistica che le racchiude tutte) aiuta a capire perché l'intelligenza artificiale non vada a stravolgere uno schema, ma lo affini, lo rinnovi in chiave tecnologica.
L'appiattimento creativo che imputiamo, negli ultimi cinque anni circa, all'esistenza e alla diffusione massiva dell'IA, ha in verità radici molto più profonde, che non possono essere tralasciate né trascurate.
E che, talvolta, nella narrazione dei giorni nostri, tendiamo a dimenticare.
Immagine: AI




