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lunedì 25 marzo 2013

Presentata a Venezia la VI edizione di "Incroci di Civiltà"

Presentata oggi all'Università Ca' Foscari di Venezia, la sesta edizione di "Incroci di Civiltà", festival internazionale di letteratura.

La manifestazione si svolgerà in città dal 10 al 13 aprile, in varie sedi ( (Ateneo Veneto, Auditorium Santa Margherita, Multisala Giorgione, Fondazione Querini Stampalia, Palazzo Grassi, Teatro Carlo Goldoni e Palazzo Pesaro Papafava).
Gli eventi collaterali al festival, comunque, avranno inizio già dal giorno 8 aprile, con un'anteprima che precederà l'inaugurazione ufficiale del 10 aprile.

Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito, ma è necessario, per motivi organizzativi, prenotarsi online al sito ufficiale del festival: http://www.incrocidicivilta.org.

A questo link è presente anche il programma completo della manifestazione.

Inutile dire che si tratta di un evento di altissimo profilo, che ha saputo porre al centro la ricerca della letteratura internazionale di qualità, e come tale rappresenta un unicum rispetto a tutti quei festival, benché numerosi, più attenti al richiamo svolto da autori di grido o all'insegna dell'autoreferenzialità, che non alla reale qualità del progetto.

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credito immagine: Paolo da Reggio 2002 - wiki

sabato 23 marzo 2013

Bologna: Laurea ad honorem per Daniel Pennac

L'Ateneo di Bologna, facoltà di Pedagogia, conferisce la laurea honoris causam allo scrittore francese Daniel Pennac, famoso in tutto il mondo per aver dato vita al celebre Benjamin Malaussène, protagonista di un ciclo di romanzi che ha segnato l'intero ultimo decennio del Novecento.
La cerimonia di consegna si svolgerà martedì prossimo.

Scrittore, oltre che a lungo insegnante, Pennac ha conosciuto il suo primo successo editoriale con La Fata Carabina (1987, pubblicato in Italia nel 1992), secondo titolo del "Ciclo Malaussène".




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mercoledì 2 marzo 2011

Paco Ignacio Taibo II: Ritornano le Tigri della Malesia - Omaggio ad Emilio Salgari nel centenario della morte

Cento anni fa moriva suicida Emilio Salgari, uno dei massimi protagonisti del romanzo d’avventura italiano e mondiale.
Proprio in occasione di tale anniversario, è uscito il libro “Ritornano le Tigri della Malesia”, di Paco Ignacio Taibo II, scrittore e giornalista messicano, alto esponente della letteratura del suo Paese.
Il libro è stato presentato in lungo e in largo per l’Italia dallo stesso autore.
Già l’introduzione dell’autore è estremamente accattivante (Quello che non è): cerca infatti di dare un senso a quest’opera ispirata alle avventure di Sandokan (come lascia trasparire il titolo) non escludendo una chiave ironica.
Non un vero e proprio seguito, né una rivisitazione del personaggio, semplicemente un nuovo modo di concepirlo alla luce della visione dell’autore. Come dice lui stesso introducendo la sua opera, due libertà che si è preso sono “esplicitare la tensione politica e la pulsione anticolonialista delle avventure delle Tigri […] e andare oltre il progetto originale, decisamente intrappolato nelle convenzioni della letteratura ottocentesca a cui Salgari non poteva sfuggire”.
Alla fine, leggendo il libro, non si avrà il fastidioso “effetto sequel”, sempre in agguato quando ci si pone dinanzi ad un’opera che affonda le sue radici in un’altra. Piuttosto, un nuovo capitolo, con qualche libertà che non sembra stonare.
Non per nulla, l’autore è un profondo conoscitore dell’opera di Salgari, e questo indubbiamente gli consente di avere una visione completa, armonica, omogenea rispetto al “maestro”, senza doversi esimere da punte in chiave personalissima e moderna, che il lettore avrà modo di apprezzare.

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credito immagine: copertina libro "Ritornano le Tigri della Malesia" di Paco Ignacio Taibo II 

martedì 22 febbraio 2011

Corsi di scrittura creativa: spesso truffe cammuffate

Diffidare di chi pretende di insegnare a scrivere. Partiamo da un presupposto, che forse farà storcere il naso a più di qualcuno, e cioè che NON ESISTONO SCUOLE PER IMPARARE A SCRIVERE “BENE”.
I corsi di scrittura creativa, nella maggior parte dei casi, se non proprio truffe sono comunque delle prese in giro colossali, che vanno a danno del poveraccio di turno, che crede con un semplice corso, di poter divenire un romanziere di successo.
La migliore, e sola, scuola di scrittura è la lettura. Lettura attenta, lettura consapevole, dei grandi classici che ci precedono e che tanto hanno dato al nostro tempo. Soffermatevi sulle parole, sugli stili, sulle descrizioni, e troverete la migliore tra le accademie. Non occorrono catalogazioni, schemi ed altre idiozie simili, serve semplicemente attenzione a ciò che si ha intorno.
Una volta capito questo, potrete iniziare a cogliere quanto vi circonda; sedetevi su una panchina, osservate, lasciate lavorare la fantasia. Lo scrittore è, prima di tutto, una persona piena di fantasia, che sa sfruttarla anche quando deve descrivere la più dura realtà. Lo scrittore non conosce dei veri e propri schemi, ma vive di ciò che lo circonda, di ciò che è, di ciò che sarà e di ciò che dovrebbe essere.
Anche la “tecnica” per redigere un “buon romanzo”, di cui tanti si riempiono la bocca (e le tasche)… Non esiste! Non c’è! Come si può insegnare qualcosa che semplicemente non c’è? Ogni scrittore adotta una tecnica diversa, c’è chi prepara uno scheletro e poi sviluppa il progetto, e infine lo rifinisce, c’è chi si lascia andare a briglia sciolta fino a scrivere un po’ di pagine e poi cerca di incastrarle in un racconto che gli viene in mente nel mentre, c’è chi va ordinatamente capitolo per capitolo senza però avere in mente la vicenda nel suo insieme finché non ha concluso l’opera, c’è chi scrive tanti foglietti sparsi e poi cerca di armonizzarli in base a come “sente” la storia una volta creato un filo, indefinibile come progetto in quanto totalmente disordinato…
Credete che qualcuno abbia insegnato a Verga, Svevo, Buzzati o Pirandello “come si scrive”?
Non lasciatevi abbindolare, il problema dello scrivere è tutt’altro che tecnico, tanto più che la tecnica, alla fine, diviene un qualcosa di strettamente personale, legata al proprio carattere, alle proprie idee, a ciò che si vorrebbe fare quando si scrive. Relegare uno scritto alla tecnica significherebbe operare una forzatura a priori che, nella maggior parte dei casi, non porterebbe a nulla.
Bisogna ricordarsi una cosa: tutto ciò che si ha intorno è, in un modo o nell’altro, esprimibile a parole. In un tale contesto di immagini e sentimenti, credete ci sia bisogno del “consiglio” di qualcuno che vi insegna a scrivere? Risparmiate i vostri soldi, è tutto intorno a voi e, soprattutto, GRATIS.
L’idea, quella è il vero problema, l’idea originale, l’idea che possa attirare l’attenzione del lettore o, più semplicemente, permettervi di costruirci una vicenda intorno. Ma quella, nessuno ve la darà mai in una scatola chiusa. Pensate davvero che un’idea presumibilmente vincente vi possa venir svelata da terzi?
Per concludere, un unico caso di scrittura che, per la sua complessità e per il suo, questa volta sì, tecnicismo, richiede un’infarinatura teorica alla base: si parla, come molti avranno capito, della sceneggiatura. Qui il discorso è diverso, la sceneggiatura (specie se cinematografica), segue dei canoni universalmente riconosciuti, ed anche un a capo, un maiuscolo piuttosto che un minuscolo, possono cambiare le carte in tavola. Ma qui, si sa, non si scrive per il pubblico, si scrive per un produttore ed, eventualmente, per un regista, per degli attori, sicché la ricerca andrà indirizzata entro uno schema prettamente “cinematografico”. Lo sceneggiatore, utilizzando la sua tecnica, suggerisce, in certi casi in modo esplicito, in altri decisamente più velato, un cambio di scena piuttosto che un cambio di inquadratura, una location piuttosto che un’altra, addirittura l’espressività del viso di un attore. Il tutto, è bene dirlo, quasi sempre senza avere la possibilità di scrivere tutto ciò che ha in mente e senza poter guidare il regista esplicitamente dove vuole. Questa, sì, è una scrittura tecnica, una scrittura che va schematizzata ed imparata… Ma solo perché i destinatari sono dei tecnici…
Quanto dovete sapere per cominciare a scrivere è già tutto in queste poche righe. Chi ha il cilindro magico… beh, lasciatelo col suo coniglio…
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Omaggio a Gogol'

Il 21 febbraio 1852, ovvero esattamente 159 anni fa, moriva a Mosca Nikolaj Vasil’evič Gogol’, uno dei massimi scrittori sovietici del XIX secolo.
Non così conosciuto al pubblico italiano medio, rispetto ad alcuni suoi contemporanei, quali Puškin (di cui era peraltro grande amico) e Tolstoj, è stato tuttavia un geniale rivisitatore della realtà del suo tempo nella sua crudezza.
Il suo stile nei racconti è carico di componenti tragicomiche, di situazioni drammatiche e macabre, sempre proposte con sottile vena umoristica, ed influenzerà un filone della letteratura sovietica (e non solo) in modo assolutamente incisivo (basti pensare, ad esempio, alle opere di Daniil Charms, che ad oltre un settantennio dalla morte di Gogol’, ancora ricorderanno nello stile il “maestro letterario”).
Nonostante la sua vita piuttosto breve (morì a 43 anni), scrisse moltissimi racconti (tra i più celebri basti qui ricordare I Racconti di Pietroburgo e Le Anime Morte), e visse in varie città europee (a parte Mosca e Pietroburgo, soggiornò in Germania, Francia, Svizzera, Cecoslovacchia e Italia).
Impossibile condensare la sua carriera letteraria così vasta in così poco spazio, ma giusto rendergli un piccolo omaggio, nell’anniversario della morte, come merita un grande letterato come lui.
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I sentieri letterari: un modo diverso di approcciarsi al territorio

Tra le più interessanti modalità di visitare una città, figura, indubbiamente, il sentiero letterario. Nessuna città può infatti dirsi importante, se non può vantare di trasudare se stessa dalle pagine e dalle parole di qualche noto poeta o scrittore.
I sentieri letterari sono iniziative che prendono piede ormai, in modo più o meno evidente, in tutta Italia. Un paio di anni fa celebre fu l’esempio di Palermo, che segnalò sul sito della Biblioteca Civica le parole usate dagli scrittori per descrivere gli angoli più suggestivi, i quartieri, i monumenti, creando così una valida alternativa alle guide turistiche “tradizionali”. Alla fine, quanto si ottenne a Palermo fu una vera e propria “mappa” della città, costituita da citazioni più o meno celebri, racchiuse nei monumenti… o, forse, monumenti racchiusi in citazioni più o meno celebri (di Pirandello, Oscar Wilde, Goethe, ad esempio).
Un altro valido esempio di questo tipo fu attuato a Trieste, dove in tutta la città sono apparsi “sentieri” dedicati ai più celebri autori che qui vissero e qui lasciarono una traccia indelebile attraverso le loro opere: da Saba a Svevo, da Ungaretti a Joyce, tanto per citarne alcuni. Sentieri che, tuttavia, talora vengono usurpati da qualche commerciante che, pur di farsi un po’ di pubblicità, abusa dei nomi per attirare i turisti.
Ma non serve andare nelle grandi città per trovare queste “linee rosse” fatte di parole e immagini. Tale strategia di turismo letterario, estremamente apprezzabile ad avviso di chi scrive, si può trovare anche nelle campagne. Un esempio concreto è dato dai cosiddetti “luoghi pasoliniani” che, nel cuore del Friuli, consentono di scoprire le terre dove Pier Paolo Pasolini poté, per la prima volta, misurarsi con la sua vocazione artistico – letteraria. Da Casarsa, “paese di temporali e di primule”, è facile poi ampliare i propri orizzonti in altri centri vicini che ospitarono altri grandi letterati dell’Ottocento e del Novecento, basti pensare ai luoghi di Ippolito Nievo, come Cordovado, o di David Maria Turoldo, ossia Sedegliano, al di là del fiume Tagliamento.
La cultura letteraria è, insomma, insita in ogni angolo della nostra Italia, dalle grandi città alle campagne, per questo è utile valorizzare, anche attraverso queste iniziative, un mondo che non è fatto soltanto di libri e di inchiostro, ma anche di luoghi, di sensazioni, di immagini che hanno ispirato coloro che hanno offerto un inestimabile patrimonio al nostro Paese.
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